Racconto evanescente

 2003.

Amelia torna a casa da scuola. Avere 13 anni ed essere nuova in città non è mai facile, nemmeno se sei tutto sommato carina. Non se non sei bionda, non se vieni dalla campagna. È difficile farsi accettare da un branco di stronzette e bulletti brufolosi che ti danno un nomignolo in tre giorni perché la tua felpa non è marchiata Lonsdale.

In cuor suo, nella speranza di evitare che la foga di fare sacco sulla novellina si alimenti, spera ancora di adattarsi, di conquistare un ruolo da normale e smettere di avere paura. Perché a 13 anni, un sospetto è un fatto inconfutabile.

Cosa fanno gli altri? Cosa bisogna dire? Quali sono le cose fighe? Sola nel salotto, inizia a fare zapping fino ad arrivare a MTV. Christina Aguilera ha appena finito di dimenarsi nel suo ultimo videoclip e guarda in camera in modo sfuggente. Ma all'improvviso quei toni pop si spengono, lo schermo si fa scuro.

"Now I will tell you what I've done for you..."

Chi è quella ragazza? Che suono è quello? È come quella musica metallara anni '80 che ascoltava suo zio.

"50 thousand tears I've cried..."

Ma è molto più attraente. È qualcosa di nuovo, e Amelia non si capacita del perché si stia prestando così facilmente a quel gioco seducente. È dark. È totalmente diverso dalle ragazze sulle cover dei magazine.

Le è sfuggito il nome in sovraimpressione. La canzone arriva al ritornello, ed esplode.

"Going under! Drowning you..."

Tutto ciò che è sulla sua superficie corporea è in stato di shock. La pelle sperimenta brividi, i capelli si rizzano, le unghie si piantano sul divano. Fino alla fine di quel brano, paralisi.

Evanescence. Si chiamano così. Going under.

I pomeriggi seguenti Amelia ha un appuntamento fisso con MTV. Fanculo Britney, fanculo Xtina, si fottano i Blue, fanculo Eminem e 50 coso. Mh, niente male Marylin Manson. Ma lei deve sentire ancora, e ancora, e ancora quella canzone.

In tre settimane, la sua cameretta è cambiata. I poster di quel gruppo sono ovunque, Fallen non è mai uscito dallo stereo e la custodia è conservata come una reliquia. Ed è cambiata Amelia. Veste nero, teschi, vittoriano. Conosce tutte le tracce a memoria, ma scoppia di endorfine quando salta su Going under. Perché uniformarsi? La risposta era sfoderare tutta la sua ferocia da reietto. E adorare Amy Lee.

Amelia, Amy Lee.

Che pittoresca coincidenza. O segnale del destino. O forse, c'era qualcosa di più. Perché più i giorni passavano, più lei si accorgeva di un fatto squisitamente inquietante: le due ragazze sembravano identiche. Amelia poteva affermare con tutta se stessa che sembrava la versione tredicenne di Amy Lee. E la eccitava a morte l'idea di pensare che a 22 anni avrebbe potuto essere così bella. E quel tempo doveva scorrere in fretta, più in fretta possibile.

Quando era bella Amy Lee. Voleva rispecchiarsi in quella immagine ogni giorno. Ma nel tempo, quei pensieri si riavvolsero all'inverso. Perché tutto quello che contava, e tutto quello che concepiva, era quella iraconda euforia: lei, la voce della sua regina, la porta della cameretta chiusa e quell'atmosfera nera, bianca e azzurra, sui toni delle pareti verde acqua. 

Quanto sarebbe durata? Quanto ci avrebbe messo il tempo a spezzare quell'incantesimo?

Quell'isterismo post infantile. Quegli ormoni che stavano per diffondersi e farle scoppiare la crisi sessuale. Quella corporatura esile che si sarebbe completamente sviluppata da lì a breve. E le responsabilità, la scelta della nuova scuola, i ragazzi che avrebbero bussato alla sua porta. 

E il prossimo album degli Evanescence. Se avesse fatto schifo? Se Amy si fosse tagliata i capelli? Quella massa corvina, eterea che faceva da corona alla regina di tutte le voci.

No, cazzo. Non lo avrebbe mai potuto sopportare.

Due mesi dopo, Amelia è al concerto degli Evanescence. In una scaletta inedita, aprono con Tourniquet. Poi Everybody's Fool. Si sta preparando l'atmosfera per i pezzi più caldi. Avrebbero chiuso con My Immortal e, ovviamente, Bring Me To Life. Ma ecco a metà concerto la canzone che stava aspettando, quella della sua epifania: Going under.

Amelia è quasi in fondo al parterre. Quando quella stronza, maledetta bellissima baldracca, che le aveva scosso la vita fin dalle fondamenta con una bellezza così vibrante da non poter essere accettata, cominciò a cantare, si fece largo tra la folla, sgusciando con la sua parziale invisibilità tredicenne. Mancavano pochi metri, e dalla borsetta che gettò poi a terra estrasse la pistola di servizio di suo padre. 

"AMYYYYYYY!!!"

Un indice furibondo abbracciò il grilletto. Una spalla ossuta non assorbì il rinculo della Beretta. Amelia voleva scrivere la storia, cristallizzando nel tempo i volti di chi era e chi avrebbe voluto essere e fare un regalo di eternità al mondo. Cadde rovinosamente, battendo la nuca sul cemento.

Semicosciente, si accorse che la musica non si era fermata, e che mille mani la stavano innalzando come una dea per posarla sul palco.

Era distesa lì, dove si era consumato il fatto.

Ma con sua sorpresa...

"Going under!!!!!!!!!"

Amy Lee spogliò le sue natiche bianco perla e le porse a mezz'aria sul suo viso. Uno stronzo viscido e bislungo, figlio di salsa tex mex, che necessitò di un'evacuazione di ben diciotto secondi, le attraversò la gola fino alla trachea, mentre il resto si posò in modo scomposto sul suo volto.

I fan applaudirono in visibilio, e da allora l'undici settembre fu solo un ricordo.

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