Racconto blasfemo
Eccoci qua, schifosa feccia mediorientale. Intanto ti porto due regali: uno è il santissimo quipresente mio dito medio, e il secondo è il giubbotto antiproiettile che si è contrapposto tra me e le tue merdosissime pallottole; sappi che non l'hai perforato manco per il cazzo. Non crederai davvero che me ne vada in giro nudo sotto la tunica, con voi schizzati figli di puttana che scorazzate per questo merdosissimo pianeta?
A proposito, sono un grande attore, eh? Ma tu credi veramente che io, IO CAZZO, abbia permesso a un simile beduino di eludere la sicurezza e cogliermi impreparato? Ti ho fatto avvicinare io, brutto stronzo! Certo, potevi prendermi in testa, il rischio c'era. Ma l'occasione era troppo ghiotta. E ora, tu mi hai reso immortale agli occhi di tutti. Ma non credere che ora andrò sotto alla scrivania per farti la festa, perché sono veramente incazzato.
Sappi che nessuno fa questo mestiere per vocazione. E che mi sono dovuto veramente rompere il culo per arrivare qui, e pestare davvero tanti piedi. E quando sono arrivato dove sono arrivato, non mi è importato più nulla. Non me ne fregava di avere il potere di fare quello che volevo fare. Non me ne fregava di poter scopare al sicuro con le più grosse e svergognate puttane di questo pianeta. Non me ne fregava di poter varcare i limiti dell'estasi con tutte le droghe che ho sempre sognato da ragazzo, supportato dal miglior team di medici che mi avrebbe riportato alla vita un istante prima di salutarla per sempre. Non me ne fregava dei soldi, del potere, e nemmeno di essere diventato intoccabile. Perché l'infinito della venerazione dei sudditi piscia in testa a tutto questo. E tu, che vivi con la tua ridicola promessa del paradiso, non capirai mai tutto questo.
Ora, veniamo a noi, e a quello che succede alla tua persona. Prima di tutto, col cazzo che esci da qui. Abbiamo già pronto un tuo sosia che inscenerà i tuoi doveri legali; quella merda te la scordi. Io invece voglio dartela una fetta di quel paradiso, per farti capire a cosa hai rinunciato e quanto miseramente hai sprecato la tua vita. Questa notte tu sarai condotto in una stanza imperiale, con lenzuola di seta, e una donna di una bellezza e un erotismo inestimabili ad attenderti. Mangerai succulenta carne di cervo, e berrai un vino che avrà il sapore delle dolci carezze di tua madre. Domani tutto si ripeterà, salvo che il vino sarà un po' meno buono, il pasto un po' meno curato, la tua donna un po' meno attraente. E questo schema sarà protratto finché non finirai in un gelido tugurio, in compagnia di donnacce malate e scarti di cibarie guaste, finché il tuo corpo non perirà per un lento e brutale accumulo di veleni. Ma cercheremo di tenerti in vita, il più a lungo possibile. Buona giornata, lupacchiotto solitario.
"Un colloquio storico e segreto"
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