Racconto bestiale (su richiesta)
Mi abbottono i polsini della camicia. Alzo il colletto e faccio passare la cravatta, per poi annodarla come mi ha insegnato mio padre. Mi spruzzo un po' di profumo, quello che mi ha regalato la mia fidanzata, che ho scoperto da poco essere in dolce attesa. Mi controllo il baffo, prendo una nocciolina appena di gel per sistemare i capelli. Infilo la giacca. Sono perfetto. "Mi chiamo Wolf, risolvo problemi", mi dico allo specchio per darmi la carica.
Esco e prendo le chiavi della BMW. La filiale del paese della Banca Popolare di Sondrio sta cercando di inserire un nuovo profilo. Ho tutti i requisiti, li conquisterò.
Eccomi alla sede. Il direttore, un uomo di quarantotto anni circa con una evidente passione per le gare di triathlon, mi invita a entrare nel suo ufficio. Il mio colloquio dura venticinque minuti abbondanti. Ce l'ho in pugno, me lo sento. C'è alchimia.
Ma alla fine della nostra chiaccherata, ecco la sua doccia gelata. "Signor Trapella, sono sicuro che le sue qualità e il suo curriculum siano generalmente molto apprezzati in molti ambienti là fuori. Qui però è diverso. Questa banca è stata fondata su valori solidi, sull'olio di gomito, sulla comunicazione, sul rapporto con il cliente e sulla totale devozione al problem solving. Cose che lei afferma di avere, ma che non mi ha dimostrato. E se lei tiene veramente a questo posto di lavoro, le consiglio di rivedere le sue priorità, e di rimettere in discussione quello che è disposto a fare e a sacrificare. Sa quanti ne ho visti come lei, che credevano di portare il loro bel faccino qui in ufficio, le loro paroline magiche e di uscirne con un lavoro in mano? Qui non accade. Qui è differente." Il direttore si alza dalla scrivania, prende in mano la foto vicino al suo Asus e la ammira; ritrae un paesaggio di montagna, verde e incontaminato. "E ora se ne vada, e non si disturbi a tornare se non ha capito cosa vogliamo qui."
Figlio di puttana, come si è permesso di parlarmi così? Ho la tuta per correre nella macchina, ho bisogno davvero di sfogarmi. Guido fino a un vicino sentiero che porta a un bosco, dove non sono mai stato. Mi inoltro tra gli alberi, ripensando a quella faccia di merda del direttore. Io ho lavorato a Berlino per la Deutsche Bank. A Milano per Intesa Sanpaolo. Io sono più che qualificato, cazzo. Dovrei stare al posto del direttore.
Il bosco a un tratto finisce. Ecco una distesa verde, con le mucche al pascolo. Che pace, che bellezza. Mi ricorda le estati con mia nonna, che mi insegnò a mungerle, a fare il formaggio che vendevamo al mercato, e che scambiavamo con quello di capra con i vicini di valle. D'un tratto, però, scorgo dei lupi con la coda dell'occhio. "Ci sono anche loro", mi dice un contadino che mi ha visto notarli. Vacche e lupi. Chi dà il sangue, e chi lo cerca. Ed ecco che capisco. Capisco tutto.
Ritorno alla sede della banca. AHUUUUUUUUUUUUU!
Il mio ululato terrorizza la clientela. L'impiegata più vicina non ci pensa due volte e fa suonare l'allarme. Io per tutta risposta salto sulla sua postazione, mi apro i pantaloni e roteo il mio cazzo peloso sul plexiglas protettivo. Poi piscio vigorosamente in un angolo, cantando a squarciagola Wannabe delle Spice Girls. Ecco dunque che una vecchia si avvicina per cacciarmi con il bastone, e per tutta risposta la afferro per i capelli e mi asciugo il piscio sulla sua testa.
Esce in quel momento il direttore. "Signor Trapella, benvenuto alla Banca Popolare di Sondrio! Ci vediamo domattina alle nove".
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