Suor KrissTeen
Una ragazza di fronte a uno specchio non ha mai usato una spazzola solo per domare i capelli. Una spazzola è anche un microfono, nell'immaginario femminile: talvolta per tenere sommi discorsi, il più delle volte per cantare a squarciagola.
Suor Cristina non era nata suora. C'era stato un tempo in cui era Cristina e basta, e la sua identità non veniva definita a priori da un titolo così stretto e costringente. C'era stato un tempo in cui la sua spazzola catturava le note di "Hit Me Baby One More Time", e "I'm Not A Girl, Not Yet A Woman", come in ogni altra cameretta di una preadolescente.
Poi però qualcosa mutò, per bisogni e volontà emergenti in quel complicato periodo che è l'adolescenza. Quei capelli indomabili vennero coperti sotto veli clericali, assopendo il luccichio dei suoi occhi innocenti o forse intingendoli di una luce più matura.
Ma Cristina, ormai Suor Cristina, non ha perso il dono della voce. La domenica è lei che intona i canti religiosi, è la sua ugola che fa da collante nel dialogo tra Dio e i suoi fedeli.
È il 2014. La Chiesa Cattolica è ai minimi termini della sua popolarità. Nel convento qualcuno azzarda un'idea: sfruttare il talento di Suor Cristina nel popolare programma The Voice. La giovane monaca sale sul palco, la sua interpretazione di "Girls Just Sanna Have Fun" ottiene un successo strepitoso, facendo parlare i media per settimane e diventando un momento iconico del talent show di Rai2. Ma in questo programma, per un disegno forse del maligno, la malizia pianta il suo seme, prendendo il cantante J-Ax come veicolo di corruzione e spingendolo a farsi immortalare di fronte alle telecamere con Suor Cristina in braccio. Il mostro della fama si è appena intrufolato sotto la sua cute per sedurla, e invitarla in un mondo che non le appartiene.
Gli anni passano, Suor Cristina, ora 34enne, è un piccolo paragrafo nella sconfinata enciclopedia dello spettacolo italiano, citata e intervistata saltuariamente sull'onda di quel successo e poco più. È stata solo una parentesi, l'amore per il suo Dio non è mai stato in discussione. Finché un giorno non viene contattata da un produttore, che si mette in contatto con la Madre Superiora; caso vuole però, che è Suor Cristina a passarle la telefonata. La Madre Superiora, alle insistenti domande che le vengono rivolte, non può più nascondere la verità: Suor Cristina potrebbe essere rilanciata con una brillante operazione di marketing, che prevederebbe però l'abbandono della vita clericale in funzione di una nuova identità.
Ma la Chiesa questo non lo può permettere. Lo Stato Pontificio non può piegarsi alle offerte della Sony, non in questo momento storico. L'abbandono di Suor Cristina comporterebbe un danno di immagine irrimediabile, ma nemmeno la corruzione papale potrebbe ormai fare guerra al mercato discografico; allo stesso tempo, il #metoo ha messo i freni allo strapotere dell'industria intera dello spettacolo, ora dominata dal volere dei manager di artisti donne e gay. Il destino delle due istituzioni è nelle volontà di Cristina, suora e donna.
La sera prima di incontrare il produttore, Suor Cristina si siede di fronte allo specchio. I suoi capelli sono protetti dal velo, ma nel piano davanti a lei qualcuno ha messo una spazzola, in posizione perfettamente centrale. Qualcuno che non si è degnato di fare sembrare l'oggetto capitato lì per caso, ma che piuttosto ha voluto far notare in modo inequivocabile.
Arriva il giorno. Il produttore sta attendendo in una saletta privata. La Madre Superiora, tremante di rabbia e attesa, accompagna Suor Cristina per i lunghi corridoi del convento. Prima di farla entrare, con fare severo, altro non può che ammonirla: "Ricordati chi sei". La monaca si sente gelare nel sangue; un minuto dopo entra nella saletta, chiudendosi la porta alle spalle.
Dopo interminabili minuti di attesa, la porticina si apre lentamente, e una piccola e ridimensionata donna esce a capo chino con sguardo umiliato. La Madre Superiora, avendo letto la situazione, la cinge per le spalle, pronta a scordare subito quella storia.
Ma ecco che, in un istante, Cristina afferra la vecchia monaca al volto e le stampa un breve bacio in bocca, allontanandosi con un sorriso mefistico. La vecchia, pietrificata, non ha la forza di contenere il copioso rivolo di sperma che le cola dalla bocca, mentre il produttore fa capolino dalla porta: "Posso fumare qua dentro, sorella?"
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