Spring

Quel giorno di primavera, a memoria un caldo pomeriggio inoltrato nella prima settimana di maggio, con il polline che volava sotto le ali di uccelli migrati in cerca di un tepore che sapesse di casa, passeggiando tra madri in carriera e nonni che accompagnavano i nipoti a judo nella ASD di quartiere, assorto in vecchie memorie che si infrangevano sulle urgenze del quotidiano, saturo di chiacchere da bar che avevano sorvolato su risposte impegnate per crogiolarsi su comode certezze, calciando indietro un pallone a uno stuolo di studenti universitari intenti a esorcizzare ansie studentesche correndo dietro a un pallone, udendo l'esercizio di una promettente jazzista provenire da una finestra posta sull'incrocio di due strade sempre più frequentate dai soli pedoni, e lasciandosi irraggiare dai raggi di un sole che filtra tra scarne nuvole passeggere, Alberto ritornò sui suoi passi.

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Sì. Avrebbe preso il cordless dell'ufficio e ci si sarebbe trafitto il culo.

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