Racconto romantico
Un bell'uomo, non bellissimo. Davvero molto elegante.
Domenico aveva un nome, ma nessuno lo conosceva. Nessuno aveva mai scambiato delle parole con lui, neanche i negozi di zona dovevano averlo mai servito. Ma lo potevi vedere ogni sera tra Piazza del Carmine e Corso Mazzini, dalle venti alle alle ventitré, a passeggiare o attendere qualcosa, scrutando l'orizzonte.
Segno distintivo: sempre di punto vestito, sempre con un mazzo di fiori.
Vestiva sempre abiti di prima scelta, spaziando dal grigio, al nero, al blu, giocando molto con il bianco e talvolta osando anche tonalità pastello tra il rosa e il crema. Scarpe rigorosamente artigianali. E i gemelli, sempre molto ricercati. Ma era difficile vederli, essendo lui così assorto, così sfuggente.
E poi i fiori, che spettacolo. Mazzi di rose, tulipani, gerbere, lilium, orchidee. Spesso in singolo, ma che meraviglia quando si presentava con le composizioni, così ricercate e sempre in tono con giacca e pantalone.
Un uomo così distinto, così ricco di gusto, seppur di una bellezza ordinaria che al cinema l'avrebbe portato non più in alto di un dignitoso caratterista, non poteva non passare inosservato. Soprattutto perché si presentava sempre nello stesso posto, alla stessa ora, ogni giorno, senza un passato che non fosse il ricordo di come ieri era vestito; e poi, dopo le ventitré, senza che nessuno se ne accorgesse, spariva nel nulla. Questa incomprensibile, eterna ripetizione avrebbe potuto dare modo alla gente del posto di schernirlo, ma un uomo così serioso, così intenso e concentrato nel suo sguardo comunque mai teso, non poteva divenire argomento da ridere. Le donne, quando passava vicino ai bar, smettevano per un attimo di raccontare gli ultimi pettegolezzi alle amiche o di descrivere la carta da parati che volevano in soggiorno al fidanzato, e si sporgevano dal tavolino per una irresistibile e spontanea curiosità, arrotondando senza accorgersene un lieve sorriso nella speranza di carpire qualche indizio in più da quel fantasma in Armani.
Si racconta che, una ragazza più spavalda, una volta avesse tentato di avvicinarlo per strada, salvo venire da lui subito respinta con un lieve cenno di mano, accompagnato da un piccolo e cordiale sorriso, a memoria l'unico che gli fosse mai comparso sul volto. Ma oltre questo singolo episodio, Domenico restava solo una curiosità per quei piccoli attimi in cui compariva nelle vite degli altri, che tornavano a dimenticarsene poco dopo.
Nessuno poté mai capire, leggere uno scopo. Ma Domenico uno scopo ce lo aveva. Per qualche indefinito e sempre più fugace motivo, fosse un sogno, una visione, una profezia, egli era convinto che, in un giorno indefinito, tra Piazza del Carmine e Corso Mazzini, tra le venti e le ventitré, avrebbe trovato la donna della sua vita. Questa donna non aveva un nome, non aveva un volto, non aveva niente che l'avrebbe resa riconoscibile. Ma l'avrebbe riconosciuta, l'avrebbe avvicinata e sarebbe successo qualcosa.
Quante sere Domenico aveva impiegato in quell'affannosa ricerca. Sere che forse erano diventate anni, almeno due, ma senza che un singolo di quei quotidiani insuccessi scalfisse di un centimetro la sua passione e la sua determinatezza.
E una sera, un mercoledì, si presentò come sempre a partire dalle venti in Piazza del Carmine. Il suo vestito era blu mare, la sua cravatta di un nero opaco, la camicia bianco perla. Scarpe grigio scuro, gemelli color ottone. Uno splendido mazzo di fiori arricchito da vivaci margherite. Fu alle ventuno e ventotto, in Corso Mazzini, che la vide. La donna, camminando nella sua direzione, si accorse a un tratto di lui, e si fermò. Domenico ebbe un istante di esitazione, il primo mai avuto in quelle sere, forse in una vita intera. Il suo battito salì lievemente, e percorse quei tredici o quattordici passi che li distanziavano. Lei era vestita di un sobrio abito bianco da sera, impreziosito da una cintura a vita alta, e scarpe tacco otto. Capelli castani, gioielli molto chic nel loro minimalismo. E stava dinnanzi a lui. Non c'era attorno nessuno, e quel momento tanto atteso sarebbe rimasto loro per sempre. Dopo poco, lui le tese la mano. Lei gliela prese, e lo portò via con sé, nel più romantico dei silenzi.
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Quindici minuti dopo Domenico uscì fuori da un appartamento sui portici riabbottonandosi il colletto alla peggio, e con tra i denti la sigaretta già accesa sulle scale sbrattò "PORCODIO OH, CHE CAZZO DI STELLA MARINA!", mentre Teresa si affacciò spettinata al balcone con la IQOS, una vestaglia di Hello Kitty e una bottiglia di bourbon bofonchiando "Mi richiami?".
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